Marco ha 42 anni, vive a Lecce, lavora come direttore commerciale, ha due figli. Si sente bene.
Quello che non dice quasi mai è che pensa a suo padre, colpito da infarto a 58 anni in autostrada, una mattina di febbraio del 2008. Da allora ha un sottofondo. Un calcolo silenzioso ogni volta che corre per prendere il treno e gli batte forte il cuore.
A 42 anni non ha sintomi. Niente che giustifichi una visita cardiologica privata ogni sei mesi. Eppure.
Marco scarica Odin perché un amico gliene parla. Non per dimagrire, non per prenotare un medico. Lo scarica per un motivo che fatica a formulare: vuole una traccia. Vuole che, se qualcosa cambia nei prossimi vent'anni, qualcuno se ne accorga.
A 50 anni, in un giovedì di novembre, il suo medico di famiglia apre il suo profilo per il consueto controllo annuale. Vede la pressione media degli ultimi dodici mesi in salita. Vede quattro chili in più in diciotto mesi. Vede un sonno meno profondo, un'energia che ne risente. Letti insieme, gli dicono qualcosa.
Lo chiama lui, non aspetta. "Vieni a fare un controllo, ti spiego."
A 65 anni Marco sta bene, fa regolari controlli, pratica attività sportiva e segue una dieta regolare, controllata dal suo medico. La preoccupazione per il problema di suo padre è un lontano ricordo.